“Non aspettare che compaiano i primi segni di malessere. Previeni oggi per goderti ogni momento insieme domani.”
Sappiamo tutti cosa si prova quando ….
È una sensazione che inizia quasi sempre nel silenzio. Non è un lamento, non è un rumore forte; è piuttosto l’assenza di un rumore familiare.
Il ticchettio delle unghie sul parquet che non arriva quando apri la porta. Il balzo sul piumone che manca all’appello la mattina presto. Quel silenzio improvviso non è pace: è un vuoto rumoroso che ti stringe lo stomaco.
Quando il tuo compagno a quattro zampe non sta bene, il mondo cambia colore. Lo guardi e cerchi di decifrare un linguaggio che non ha parole, ma solo sfumature:
La coda che non “parla” più con lo stesso entusiasmo.
Quello sguardo opaco, un po’ distante, che sembra chiederti scusa per non riuscire a essere il solito vulcano di energia.
Il muso che resta basso, mentre la ciotola — solitamente svuotata in pochi secondi — resta lì, intatta, come un monito.
Come proprietario, in quel momento provi qualcosa di profondamente umano e, al tempo stesso, viscerale. È un misto di ansia sottile e senso di colpa. Ti chiedi se avresti potuto accorgertene prima, se hai sbagliato qualcosa, se quel gioco è stato troppo faticoso.
Ti senti disarmato. Daresti qualunque cosa per poter scambiare il tuo posto con il loro, solo per togliere loro quel fastidio che non sanno spiegare. La tua casa, improvvisamente, sembra più grande, più fredda e terribilmente vuota, anche se loro sono lì, rannicchiati in un angolo.
Essere un “genitore” di un cane o di un gatto significa vivere in simbiosi. Quando loro sono spenti, la tua luce si abbassa di conseguenza. Non è solo preoccupazione per la salute; è la mancanza di quella scintilla di vita pura che rende ogni tua giornata migliore.
Passi il tempo a osservare ogni respiro, ogni piccolo movimento delle orecchie, aspettando solo quel momento magico: il primo accenno di una fusa, il primo timido scodinzolio. Perché sai che solo quando loro torneranno a correre, tu potrai finalmente tornare a respirare.
Tutto è iniziato con una piccola palla di pelo di soli 45 giorni. Morgana è entrata nella mia vita così: troppo piccola per aver imparato le “regole del mondo” dalla sua mamma, ma abbastanza grande da ribaltare il mio.
Adottare dal gattile è un atto d’amore, ma con Morgana è stata una vera e propria chiamata alle armi.
Non era la mia prima gatta, pensavo di sapere cosa aspettarmi. Ma Morgana non era un gatto, era un cortocircuito. Senza gli insegnamenti della madre, non conosceva il confine tra gioco e guerra. Le mie gambe? Una mappa di cicatrici e graffi profondi. Le mie tende? Reperti archeologici ridotti a strisce. Il mio letto? Il suo bersaglio preferito per i bisogni, quasi a voler marcare un territorio che non riusciva ancora a sentire suo.
Era spaventata, incontrollabile e con quell’istinto pericoloso di sfidare il vuoto sulla ringhiera del balcone, lasciandomi ogni volta col cuore in gola.
Mi ricordo i consulti con la veterinaria, le speranze riposte in quegli integratori che avrebbero dovuto “calmarla”. Ma la natura di Morgana era più forte della chimica. Niente faceva effetto. Lei restava lì: pestifera, ribelle, una piccola guerriera che non sapeva contro chi stesse combattendo.
In quei mesi, la domanda più difficile non era “Cosa farà oggi?”, ma “Ce la faremo mai?”.
Non è stato facile. Molti avrebbero gettato la spugna, ma chi ama davvero sa che dietro un graffio c’è spesso una paura che non sa gridare. Morgana non era “cattiva”; era un’anima selvatica che doveva imparare a fidarsi del silenzio, delle carezze e di una mano che, nonostante i morsi, non si è mai ritirata.
Oggi, guardando quelle cicatrici sulle gambe, non vedo segni di dolore. Vedo i gradi di un veterano che ha vinto la battaglia più bella: quella della fiducia. Perché per educare un gatto come lei non servivano solo integratori, serviva qualcosa che nessun gattile può regalare: il tempo.
Se pensate che i problemi dei gattini svaniscano con la crescita, non avevate fatto i conti con Morgana. Compiuti i tre anni, non era solo lei a essere cresciuta: erano cresciuti, in esatta proporzione, anche i suoi guai.
Quella che prima era l’irruenza di un cucciolo era diventata la sfida di una gatta adulta, forte e ostinata. Persino la veterinaria era disarmata: “È un caso strano”, diceva. Abbiamo tentato la strada del veterinario comportamentalista, convinti che fosse l’ultima spiaggia. Ma anche lì, il buio. Nessun protocollo sembrava scalfire quella corazza di ansia e aggressività.
In molti, a quel punto, avrebbero aperto la porta e avrebbero detto “basta”. Anche la veterinaria lo ha ammesso con onestà: una gatta così, nel 90% dei casi, finisce per diventare un “pacchetto postale” che fa avanti e indietro dal gattile, rifiutata da chi non ha la forza di resistere ai suoi morsi.
Ma io non potevo rinunciare a lei.
Poi, quasi per intuito, la scoperta: un nuovo approccio basato su integratori naturali specifici per il relax. Nessuna magia, solo la costanza di provare un’ultima, diversa combinazione. E lì, per la prima volta in tre anni, ho visto una crepa nel muro. Un piccolo miglioramento. Un momento di calma che non era stanchezza, ma finalmente… serenità.
Oggi Morgana ha 6 anni. Se la vedessi ora, stesa al sole o mentre cerca le mie carezze, non crederesti ai racconti dei primi tempi. Quella “belva” che distruggeva tende e gambe è diventata una gatta:
Affettuosa, capace di fusa che vibrano di gratitudine.
Equilibrata, padrona dei suoi spazi e delle sue emozioni.
Felice, di quella felicità profonda di chi si sente finalmente a casa.
L’ultimo complimento della mia veterinaria è stato il mio premio più grande: “Se non fosse stato per te, questa gatta sarebbe stata persa”.
Morgana non è solo una gatta salvata; è la prova vivente che l’amore non è solo una carezza, è una resistenza. È crederci quando nessuno lo fa più, è cercare la soluzione dove gli altri vedono solo un problema. Abbiamo vinto noi, Morgana. E il silenzio di oggi, fatto di fusa e relax, è la nostra musica più bella.
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